Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio

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Opera dei Pupi è sinonimo di tradizione siciliana e Mimmo Cuticchio, il maggiore dei figli maschi del cav. Giacomo Cuticchio, ancora oggi tiene viva questa antica tradizione.

La storia dei Cuticchio è legata a quella di Don Gaetano Greco, attivo a Palermo dal 1813 al 1874. Infatti, Giacomo Cuticchio, che nasce a Palermo il 6 marzo 1917, fin da bambino frequenta il teatro di Don Achille Greco e dei figli Ermenegildo e Alessandro. Nel 1933 apre il suo primo teatro di pupi a Palermo per diventare oprante-camminante a partire dal 1943, spostandosi in tutte le provincie della Sicilia Occidentale. In questo girovagare di Giacomo e della moglie Pina Patti, nascono sette figli. Il maggiore dei figli maschi, Mimmo, nel 1971 si distacca dalla compagnia paterna e forma il gruppo Figli d’Arte Cuticchio operando nelle scuole di ogni ordine e grado.
Dal 1973, anno in cui aprì il Teatro dei Pupi “S. Rosalia” in Via Bara all’Olivella a Palermo, rappresenta il ciclo della storia dei paladini di Francia, dando grande valore alla conservazione del patrimonio di tecniche, tramandate da padre in figlio o da maestro ad allievo.
Nell’anno 1977, fonda l’Associazione “Figli d’Arte Cuticchio” e per la prima volta una “compagnia di pupari” viene riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali, riconoscimento che permette un ulteriore sviluppo e qualificazione dell’attività che si estende sempre di più in quei settori dell’artigianato che tradizionalmente affiancavano l’opera dei pupi ed ai quali i pupari si sono sempre appoggiati.
La compagnia si come unità produttiva autosufficiente, capace di produrre spettacoli, controllarne tutte le fasi, dallo sbalzo dei metalli per le armature, all’intaglio del legno per i corpi dei pupi, alla pittura di scene e cartelli, alla realizzazione dei costumi.

La compagnia diretta da Mimmo Cuticchio mira sin dalla sua origine a 3 obiettivi fondamentali: il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del cunto, la ricerca e la sperimentazione.

Oltre all’attività di produzione, il gruppo “Figli d’Arte Cuticchio” promuove e organizza mostre, rassegne e dal 1985 un festival teatrale dedicato al teatro di figura e alla narrazione intitolato “La Macchina dei Sogni”.
Giovane Mimmo cuticchio
Giovane Mimmo cuticchio
Instancabile e poliedrico, nel 1997, Mimmo Cuticchio apre i battenti del suo laboratorio e mette sù la prima Scuola per pupari e cuntisti, con l’obiettivo di garantire un futuro al teatro dei pupi ed al cunto.

Il 18 maggio 2001, l’UNESCO riconosce l’opera dei pupi “patrimonio immateriale dell’umanità”. Nel 2013, con un decreto, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha dichiarato l’archivio cartaceo dell’Associazione Figli d’Arte Cuticchio di interesse storico.

La complessità e la fisionomia del nostro percorso artistico sono racchiuse nel nome che Mimmo Cuticchio scelse a suo tempo per l’Associazione: Figli d’Arte Cuticchio. Un nome che ci ancorava alla tradizione pur prefigurando tutti i rischi di una scelta di indipendenza. A quei tempi ci si aspettava, infatti, che dovessimo per forza seguire la tradizione di famiglia preservandola e tramandandola a nostra volta.
Molti sanno che la storia di Cuticchio è stata una storia di resistenza, ma pochi sanno che gli è toccato attraversare il ponte che collegava un’epoca a un’altra.

MIMMO CUTICCHIO

Mimmo Cuticchio, erede diretto ed attento interprete della tradizione palermitana dell’Opera dei Pupi, ha saputo rinnovare un’arte che sembrava destinata a inesorabile decadenza, diventando una delle voci più autorevoli del teatro italiano contemporaneo. Raccolta l’eredità del padre Giacomo, che aveva aperto a Palermo il suo primo teatro dei pupi nel 1933, Cuticchio comincia negli anni Settanta la propria attività di puparo e oprante, avviando quel lavoro tenace di reinvenzione della tradizione che contribuirà al riconoscimento conferito dall’Unesco all’Opera dei pupi come patrimonio orale e immateriale dell’Umanità.
Il rapporto di Cuticchio con diverse espressioni della scena contemporanea, è arricchito dall’incontro col cinema (Coppola, Tornatore, Turturro, Ciprì e Maresco, Crialese), la fotografia, la radio, l’arte contemporanea (Mimmo Paladino), i generi musicali pop (Lucio Dalla, Loreena McKennith).
Moltissimi sono stati i premi a lui conferiti, si ricordano il Premio Stegagatto dell’Ente Teatrale Italiano (1991), Premio Thessaloniki Cultural Capital of Europe (Grecia) 1997; Premio UBU (1998), Premio Hystrio  (2007),  Premio Chù’ng Nhan (Hanoi – Vietnam) 2000; Premio della Critica (2008); Premio De Sica (2013), Premio UBU alla carriera (2019).
Nel 2018, il Capo di Stato Sergio Mattarella lo ha insignito del titolo di Commendatore della Repubblica, mentre in linea con le direttive dell’Unesco, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ha istituito il “Registro delle eredità immateriali” all’interno del quale Cuticchio è stato inserito quale unico erede della tradizione orale del cunto. 

 

Mimmo Cuticchio teatro dei pupi
Mimmo Cuticchio teatro dei pupi

 

GIACOMO CUTICCHIO

Giacomo Cuticchio, figlio di Mimmo, pianista e compositore di musiche che dalla tradizione del teatro dei Pupi traggono spunto e forza immaginifica. È un artista apprezzato da importanti compositori, chiamato a partecipare a prestigiose manifestazioni e festival. Insieme al padre ha dato vita a spettacoli di arte “totale”, nei quali la musica dal vivo costituisce un passo avanti nell’innovazione e sperimentazione del teatro tradizionale.
Il casuale incontro con la musica di Philip Glass e la sempre viva attenzione per la musica antica, rinascimentale e barocca, indicarono a un ancor giovanissimo Giacomo il sentiero.
Estraneo da preoccupazioni esclusivamente linguistiche, Giacomo Cuticchio si propone di raggiungere l’immediatezza dell’emozione. La sua musica nasce direttamente dal cuore dei meccanismi che regolano il funzionamento delle forme.
Tanta attenzione ai principi ultimi che presiedono alla nascita della musica non può che avere, ovvio corollario, un interesse per il suono, in sé e in relazione con l’esistente, alimentato dalla viva pratica improvvisativa.
Alla base di questa prassi è possibile rintracciare, con una certa sicurezza, la familiarità con il  cunto, di cui il padre Mimmo, già allievo del maestro puparo e cuntista Peppino Celano, è uno degli ultimi autentici eredi.
Come nel cunto, attraverso l’alterazione ritmica del respiro, la parola si fa canto, liberando la propria anima sonora, così, con la medesima naturalezza, nella musica di Giacomo i suoni diventano tangibile, udibile forma.
Potremmo rintracciare qui l’origine della evidente fascinazione del giovane Giacomo Cuticchio per il minimalismo, per questo ultimo grande “ismo” la cui attenzione al suono è ben più che mera osservazione di superficie, come qualche furbetto commentatore, povero di nuove categorie e d’inventiva, vorrebbe farci sbrigativamente credere.
E qui forse il cerchio si chiude, legando la tradizione in cui Giacomo Cuticchio è nato con le grandi esperienze della modernità musicale, lungo il crinale sottilissimo tra il respiro e la parola, tra il suono e il suono organizzato, tra un senno costantemente smarrito e ritrovato al suono di una antico pianino.
Al ritmo di un’esistenza umana ancora possibile.
“Medusa” è l’ultima opera musicale scritta da Giacomo Cuticchio dove in un’unica rappresentazione si fondono il Teatro dei Pupi, il canto lirico e  la musica dal vivo eseguita dall’orchestra per cui ha scritto l’intera colonna sonora.

 

Giacomo Cuticchio teatro dei pupi
Giacomo Cuticchio teatro dei pupi

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